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Trattatello (poetico) sulla bicicletta 53
del telaio. Per quanto concerne il miglioramento della trazione
impartita dagli arti superiori e dalla schiena, si vedano le evo-
luzioni della “rowing bike”.
Tutti questi studi devono cercare, nel contempo, di rispettare
l’ulteriore “vincolo di naturalità” del movimento e della
postura, oltre che dell’appoggio: siamo stati fatti per correre e
camminare, non per andare in bici, e ancor meno per stare
seduti su una sella che prende solo il perineo, perdipiù rima-
nendo curvi appoggiati su di un manubrio (in questo senso la
bici reclinata è meglio di quella con sella).
II.I.2.1.4 Quando andiamo in bici, per poter cercare di essere
indipendenti dall’ambiente esterno dato, e imporre il nostro
ritmo, occorre continuamente adattare l’intensità delle nostre
forze nel tempo (la nostra potenza) alle curve caratteristiche
del proprio particolare “motore umano”, attraverso il cambio
(Fig. 12), motore evolutosi per ottenere la massima velocità e
la massima efficienza nel procedere non in bici, ma a piedi:
noi non siamo stati forniti di un cambio, comunque una sorta
di adattamento viene attuato “automaticamente” dal cervello
variando, oltre che la frequenza, anche l’ampiezza della falca-
ta. Sulla bici, invece, abbiamo bisogno del cambio, a scapito
di una leggera perdita di efficienza per via di un (piccolo)
incremento di massa, soprattutto se i rapporti sono molto
numerosi, e a causa del suo attrito e della (sebbene minima)
energia umana che richiede per essere comandato. Esso per-
mette di ottimizzare, su percorsi misti (con salite/discese e
accelerate/frenate) l’efficienza della pedalata, accettata una
certa “fatica” globale (numero di calorie); tuttavia, come già
visto, nell’ottica di generare meno disordine possibile (mini-
mizzare l’aumento di entropia globale, e quindi anche di fati-

