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      Figura12 Curve caratteristiche del motore a energia umana del ciclista e di altri motori a energia non umana (si tenga presente che
      la curva di coppia è ricavabile da quella della potenza e viceversa).
      Poiché le frequenze per raggiungere la potenza di picco e la massima efficienza non sono le stesse, questi due obiettivi non possono
      essere raggiunti simultaneamente.
      Dal momento che le curve di potenza ed efficienza del motore umano (come anche degli altri motori) non sono piatte, ma variano con
      la frequenza di pedalata (si parla perciò di potenza di picco e di massima efficienza, e delle rispettive frequenze di pedalata), si rende
      utile  il  cambio  per  raggiungere,  in  ogni  condizione,  tale  potenza  di  picco  (se  si  ragiona  su  brevi  periodi)  o  l'efficienza  massima
      (massima  velocità  (media)  su  lunghe  percorrenze)  (se  invece  la  curva  della  potenza  o  dell’efficienza  fossero  piatte,  basterebbe
      utilizzare una bici a scatto fisso con un opportuno rapporto, lungo abbastanza per raggiungere, solo in quella determinata condizione
      (per esempio, in piano o in discesa) la velocità di picco oppure la massima velocità media).
      Il cambio, idealmente, dovrebbe avere infiniti rapporti e velocità di cambiata infinitamente rapida, come si chiarirà qui di seguito.
      Facendo riferimento al primo obiettivo (potenza massima), nel grafico ad essa relativo (per il caso del ciclista) sono stati considerati
      due diversi rapporti di trasmissione (intesi come valori complessivi), uno “corto” (in azzurro) ed uno “lungo” (in rosso). Le velocità
      della bici sono in tratto-punto, le curve di carico (potenze richieste per un certo rapporto) puntinate (variabili a seconda che ci si trovi
      in piano oppure in salite di varia ripidezza e/o durante accelerazioni di varia intensità (che sono loro equivalenti da questo punto di
      vista)). Se il rapporto è troppo lungo o troppo corto non si esprime la massima potenza di picco (si vedano gli errori evidenziati sul
      grafico) e quindi la velocità in quella condizione non è massimizzata (per esempio non si raggiunge la velocità di punta in piano o la
      massima velocità in salita). Se non ci si trova ad esprimere la massima potenza di picco (la quale non può essere tenuta per lungo
      tempo, si veda la prima pagina di questa parte: “La sfida dell’efficienza”) quindi se da una precedente velocità non di picco si vuole
      accelerare, oppure se la ripidezza della salita/discesa cambia e si vuole rimanere alla velocità massima possibile (sono tutte situazioni
      in cui si vuole la massima “agilità”), le cambiate devono essere del giusto rapporto e molto rapide, in modo da raggiungere e stare
      sempre intorno alla frequenza di pedalata f potenza-picco . Nella fattispecie: in salita i rapporti devono essere particolarmente corti; poiché
      in bici si deve partire a pedali fermi, essa non necessita di frizione, però, vista la curva di coppia umana non massima a frequenza
      zero, nell’accelerazione da fermo il primo rapporto dovrebbe essere cortissimo (idealmente tendente a zero) e poi gli “infiniti” rapporti
      seguenti allungantisi con spaziatura tendente a zero in modo da permettere uno sweep in frequenza della pedalata capace di portare
      la frequenza nel più breve tempo possibile a quello di massima potenza e di conseguenza il mezzo nel più breve tempo possibile alla
      velocità di picco (nelle discese la "frizione" è fatta dai muscoli delle gambe, tanto meno necessaria quanto più il rapporto scelto è
      vicino a quello per la frequenza f  ).
                                 potenza-picco
      Sul fronte dell’efficienza, si noti che da hmuscolare pedalata bisogna poi passare a: h  (velocità, accelerazione) = h
                                                                            andare in bici               muscolare pedalata,
         (freq. di pedalata, temp. esterna, ...) x  h  (velocità, accelerazione) e che all’aumentare della velocità (e accelerazione)
      totale                               bicicletta+ciclista
      h        (velocità, accelerazione) peggiora. Come detto, ciò che conta non è l’efficienza totale, ma l’aumento di entropia e l’energia
       bicicletta+ciclista
      consumata. Quindi, più si va piano e a velocità costante, e più il disordine esterno e l’energia consumata sono minori (questo è il vero
      obiettivo ecologico da raggiungere).
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