Page 52 - Trattatello
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                          l’applicazione di elezione per il “principio rowing bike” risul-

                          ta essere per i veicoli carenati stabili, per esempio a tre ruote)
                          (mi chiedo se il pedalò su lunghe distanze vinca sulla canoa);
                          è inoltre da tenere presente il fatto che sono le braccia a per-

                          mettere il controllo più preciso della direzione e così sono
                          loro, in genere, a venire usate per controllare/manovrare il
                          manubrio.  Quindi   nella   rowing   bike,   dove   vengono  usate

                          anche per la propulsione, nelle curve devono smettere di “tira-
                          re” la barra del manubrio (vanno fatte a ruota libera). (Nella
                          handbike lo sterzo è fisso e manovrato tra una spinta e l’altra
                          per cui si rendono necessarie (almeno) tre ruote).




                          II.I.2.1.3 Una volta risolto il dilemma “architetturale” prece-

                          dente, occorre studiare la migliore direzione di spinta (e tra-
                          zione grazie ai fermapiedi) e valutare se usare movimenti
                          degli arti alternati o sincroni (tra dx/sx e/o arti inferiori/supe-

                          riori). Per gli arti inferiori la massima forza è variabile con
                          l’angolo tra coscia e gamba: nella bici con sella lo sforzo è
                          ipotizzato alternato e simmetrico (due pedivelle a 180°), simi-

                          le (se non si usano i fermapiedi) a quando si salgono le scale,
                          nella bici seduta si spinge/tira lungo una simile direzione,
                          mentre nella “rowing bike” le due gambe spingono contempo-
                          raneamente in modo sincrono (un po’ come quando si fanno

                          gli squat in palestra o si spicca un salto a gambe unite) così
                          come gli arti superiori che però tirano (in controfase con le
                          gambe) (con i fermapiedi che rendono il gesto più “rotondo”).


                          Normalmente la “spinta” viene impressa con i piedi (per mez-
                          zo dei due pedali) come succede nella corsa, ma non è detto

                          che non vi siano altre modalità di “vincolo” per trasmettere la
                          forza degli arti inferiori. Nella bici con sella si cerca di massi-
                          mizzare la forza trasmissibile con le gambe dal ciclista agen-

                          do sul cannotto reggisella, la lunghezze delle pedivelle (fun-
                          zione del rapporto tra la lunghezza della coscia e quella della
                          gamba, e oggi fissa nel corso della pedalata) e la geometria
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