Page 50 - Trattatello
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50 La sfida dell’efficienza
si sperimenta l’effetto negativo dell’aumento di massa, Fig. 6) e
di efficienza complessiva, che va integrata da un’analisi di im-
patto ambientale, per via soprattutto dell’inquinamento addizio-
nale che l’aumentata complessità dell’impianto frenante “evolu-
to” comporta (si pensi all’inquinamento legato alle batterie).
II.I.2 Massimizzazione dell’energia motrice
Si può agire intervenendo lungo tre direttrici: indirizzando la
maggior parte possibile della forza del ciclista lungo la direzione
di spinta (attraverso studi di biometria); trasmettendo tale frazio-
ne il più “direttamente” possibile, ossia con minime perdite di
intensità, nella direzione di spostamento, (servono studi di
meccanica); facendo in modo che essa sia la più uniforme possi-
bile, ossia che l’erogazione della potenza del motore umano
durante il gesto atletico sia la più fluida (“in fase”) possibile (qui
interviene la biomeccanica) (Fig. 4). Vediamole più nel dettaglio:
II.I.2.1 Aspetti biometrici/fisiologici:
II.I.2.1.1 Il nostro corpo pesa: occorre quindi “scaricare” il
più possibile le gambe dalla gravità (ma senza caricare le
braccia) trasferendo e distribuendo il peso su tutta la schiena,
come, per esempio, nella bici reclinata (Fig. 4) (in sostanza,
vuol dire stare comodi in bici, schiena compresa) in modo che
tutta l’energia possa venire indirizzata verso le gambe (e le
braccia, se le gambe non sono le uniche a spingere in avanti,
si veda la “rowing bike”, Fig. 7, anche se pure nelle bici con
sella e reclinata classica si può imprimere maggiore forza con
le gambe (durante le accelerazioni/salite) “tirando” verso l’al-
to o verso di sé il manubrio). Per tale motivo nelle bici con

