Page 38 - Trattatello
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                   Una prova invece della nostra grande forza  muscolare  quando la

               nostra velocità è bassa (il che non corrisponde alla produzione di alte
               energie e potenze ma dà luogo ad un grande impulso, capace di con-
               trastare la quantità di moto del vento che spinge contro il nostro cor-

               po) è quel nostro lento procedere, a piedi, raggomitolati e attaccati con
               le braccia alle catene, contro un vento a molto più di 70 km/h, come a
               Trieste quando c’è la Bora.




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                   La ricerca della massima efficienza, per sfruttare al meglio l’energia
               a nostra disposizione (e quindi anche per esprimere la massima poten-

               za) è una magnifica sfida di natura anche intellettuale e ideale. Quan-
               do viene declinata al caso in cui il motore sono i nostri stessi muscoli,
               significa drammatica lotta contro la fatica, la stanchezza, la perdita

               delle forze, la vecchiaia. La fatica ci fa prendere coscienza (sulla no-
               stra pelle) che l’energia è preziosa perché ne abbiamo in quantità limi-
               tata: la sfinitezza è il segno più drammaticamente evidente della sua

               finitezza. La fatica impone, a livello individuale/personalistico/egoti-
               stico, un limite che quasi sempre è molto più stringente del senso del
               limite  generale che dovrebbe essere rispettato da tutti nello sfrutta-

               mento della “comoda” ed enorme energia a noi esterna. Arrivati i mo-
               tori, sono cominciati i (comodi) deliri di potenza (di infinitezza): libe-
               rati dalla fatica, si pensava di essersi liberati tout court del limite, di
               aver guadagnato una liberazione totale, assoluta. Il senso del limite

               dovrebbe invece “idealmente” (“idealisticamente”) derivare sponta-
               neamente dalla nostra sensibilità/considerazione verso gli altri/esterno
               da noi (l’“ambiente”), o perlomeno, forzatamente, dalla logica consta-

               tazione che l’ambiente è limitato, a partire dall’universo fino ad arri-
               vare, restringendo la nostra visuale, alla più vicina biosfera terrestre.
               Dall’avvento dei motori/macchine non si è stati capaci di preservare
               questa “sensibilità”/senso del limite/rispetto per gli altri (con la ricerca

               dell’efficienza che ne consegue), accelerando così la nostra resa dei
               conti con la finitezza dell’ambiente, innescando nel contempo un per-
               verso meccanismo con feedback positivo (autoalimentantesi) carico di
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