Page 16 - Trattatello
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                   Il poter salterellare qua e là grazie ai nostri piedi, vincendo, anche
               se fugacemente, la gravità, l’andare dove si vuole (il non essere ruota

               costretta a ricopiare pedestremente il terreno), comporta però dover
               faticare di più quando una strada levigata esiste e si accetta di percor-
               rerla con la rotonda perfezione della ruota che fluisce sulla sua sinuosa

               liscezza. Seduto sul sellino (o comodamente sdraiato, nel caso della
               bici reclinata) alleggerisco le gambe dalla gravità e, nell’assecondare i
               cambiamenti di direzione della strada, concentro tutte le mie forze

               esclusivamente sullo “spingere”, sul fendere l’aria (con il vento come
               unico nemico ma compagno di svagatezze e di libertà), accondisceso
               dalla fluidità della rotazione, questa volta dei pedali. L’ulteriore fanta-

               stica sensazione regalataci dalle ruote è la prova più concreta che l’au-
               silio della meccanica può liberarci, seppur in modo fugace, dalla fati-
               ca, da quello sforzo che nemmeno la discesa può risparmiarci quando
               la facciamo di corsa o camminando: è la bellezza dello sperimentare

               dal vero, sul proprio corpo, il principio di inerzia. Sensazione ancora
               più inebriante se c’è la ruota libera che ci risparmia di lasciar “andare
               a ruota libera” le gambe (o di staccarle in modo scriteriato): i piedi

               possono appoggiarsi sui pedali che restano fermi perfino quando ci si
               butta                       giù                       in                       picchiata.
                      Privati della libertà della dimensione verticale, con la ruota sem-
               pre attaccata a terra, percorriamo le “due” dimensioni rimanenti con

               quella leggiadria che solo l’incredulità per la velocità senza sforzo sa
               trasmettere. Tuttavia, poiché la linea che possiamo percorrere deve
               essere “liscia”, siamo costretti a stare sempre pronti a scartare even-

               tuali “ostacoli” sul nostro cammino (che siano rilievi o incavi): la
               ruota esige un preventivo lavoro di levigatura, di pulizia, per “fare
               strada”. Se durante quel magnifico scivolare l’insidiosa affermazione

               di noi stessi prende le forme della brama di velocità - superare, con lo
               splendido meccanismo, i limiti della natura umana ma anche tutti gli
               altri - si benedicono quei lindi, artificiali, sterili nastri di asfalto, indi-
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