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Trattatello (poetico) sulla bicicletta                                                  27













                   Il seguire fluidamente l’andamento del terreno, se è vero che ci ha

               privati del grado di libertà verticale, ci ha tuttavia permesso di assu-
               mere un orientamento nello spazio (un apparente nuovo “grado di
               libertà”) che ha dell’incredibile: possiamo rimanere inclinati lateral-

               mente rispetto al terreno senza cadere. Le curve: un altro miracolo del-
               la bicicletta. Inclinati su due ruote strettissime, con la faccia protesa
               verso la strada in segno di sfida contro l’onnipresente forza di gravità,
               contraddiciamo le “familiari” leggi dell’equilibrio (che contemplano

               solo l’equilibrio “statico” – erroneamente inteso, secondo l’accezione
               comune, come: “da fermo” - perché siamo più spesso a piedi che non
               in bici, e perché i piedi non sono in linea come le ruote della bici). Il

               miracolo può avvenire proprio perché non siamo fermi. Muoversi per
               non cadere. Usiamo la nostra energia/quantità di moto (che sprigionia-
               mo pedalando) per equilibrare (pareggiare), in un duello di forze, la
               gravità (con noi costretti a correre e lei immobile), facendole assumere

               un ruolo inedito: da forza verso il basso a forza laterale (centripeta),
               “prendendoci gioco” di lei (più andiamo veloci e più ci possiamo

               inclinare), sfuggendole e aggirandola ruotandole intorno  usando  le
               ruote come fossero pianeti (con l’attrito (laterale) con il terreno come
               alleato). Pena un’attenzione supplementare per controllare l’inclina-
               zione del busto, la rotazione del manubrio e la nostra velocità (con

               piccoli o grandi “sforzi” annessi). Il pieno riscatto avviene in rettili-
               neo,   dove   il   meccanismo   della   bicicletta   (per  la  sua   stessa
               concezione), a dispetto del suo incerto e ridicolo zigzagare, riesce a

               vincere la gravità restando autonomamente e stabilmente in equilibrio
               (il ciclista, prima incredulo, poi estasiato, può addirittura lasciare il
               manubrio(!): deve solo continuare a pedalare).
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