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28 “Prendere in giro” la gravità (sull’equilibrio)
Prima dell’invenzione della bicicletta non si era mai visto, in Natura,
un essere terrestre che per curvare si inclinasse verso l’interno della
curva senza cadere. Dopo pochi anni dall’apparizione della bicicletta
si sarebbero visti gli aeroplani copiare in virata quello che fanno da
sempre gli uccelli per girare, cioè inclinarsi anche loro verso l’interno
della curva, lottando contro la gravità in maniera più ardita perché
aerea, e vinta, in modo sensazionale, basandosi sull’aiuto dell’impal-
pabile aria; la bicicletta invece non cerca il sostegno dell’aria, anzi la
aborrisce, ne farebbe volentieri a meno (nel vuoto viaggerebbe molto
più spedita e sicura (e senza nessun vento laterale disturbatore)), essa
è un mezzo di terra e che della terra (attrito compreso) ha bisogno per
farsi beffe della gravità.
L’incredibile equilibrio, impropriamente definito comunemente
“dinamico”, è comunque reso possibile, in ultima istanza, da una ina-
spettata sensibilità di controllo umana, difficilmente simulabile e repli-
cabile: la bicicletta, invenzione recente, sembra fatta apposta per sfrut-
tare le nostre innate capacità di controllo di forze dinamiche non speri-
mentabili quando usiamo le nostre sole gambe e quindi non sperimen-
tate per migliaia di anni (possono solo esserlo, sebbene in misura
minore, nelle curve affrontate in velocità, come sulle odierne piste di
atletica).

